Un amore di commessa (Promo)

Quando sono entrata la prima volta in quel negozio mi aveva colpita subito. Ma non immaginavo fino a questo punto.

Era una bella donna, questo era fin troppo evidente. Avrà avuto non più di trentacinque anni, bionda, slanciata, ben curata. Elegante. Fin troppo elegante per essere una commessa. Certo in un negozio di abbigliamento il suo aspetto fisico e soprattutto il suo modo di vestire erano fondamentali. Non c’è dubbio.

Non ero mai entrata in quella boutique, c’ero passata davanti tante volte ma mai mi ero decisa ad entrare. Ne temevo i prezzi. Ma adesso quel vestito in vetrina aveva attirato la mia attenzione. Non potevo presentarmi al matrimonio di Benedetta con i soliti “stracci”.

L’amica di una vita aveva deciso di fare finalmente il “grande passo”, alla “tenera” età di 45 anni. Dopo ben 15 anni di fidanzamento. Gli stessi anni dalla mia separazione. Perchè io, a differenza sua, il grande passo lo avevo fatto quando ero molto giovane. Troppo giovane per capire quanto sono bastardi gli uomini. Lo avevo trovato a letto con un’altra, proprio in casa nostra, proprio nel nostro letto coniugale, dopo appena un anno dal nostro “sì”. Che dolce marito. Bastardo.

Il compagno di Benedetta era il miglior amico del mio ex marito e si erano conosciuti poco tempo prima della mia “meravigliosa” scoperta.. Io l’avevo messa in guardia, se tanto mi dava tanto.. Fortunatamente nel mondo pareva esserci anche qualche uomo diciamo un po’ meno bastardo. E così avevano passato insieme gli ultimi quindici anni e adesso si decidevano a sposarsi. Buon per loro.

Per quanto mi riguarda, dopo la separazione dal bastardo, avevo avuto un’altra storia più o meno importante. Una convivenza di un anno circa e poi finita. Per ovvi motivi, perchè lui un giorno è sparito. Nel vero senso della parola. E nessuno ha mai saputo più nulla di lui. Tutte a me, dovevo essere una calamita per bastardi.

Da allora mi ero concessa solo qualche sana scopata senza pensieri. Un collega, un “trombamico”, un amico dell’amico… e via. Una volta, in discoteca, mi ero pure concessa una scopata con un tipo conosciuto la sera stessa. Avevo esagerato leggermente con l’alcol e mi feci chiavare in auto nel parcheggio della disco. Tra l’altro, per quello che mi ricordo, fu anche una bellissima scopata. Soprattutto per merito della sua “terza gamba”. Ma a parte qualche avventura non avevo voluto più saperne di impegnarmi seriamente. Non mi fidavo più degli uomini.

Mi fermai ad ammirare quel vestito, esposto in maniera così accattivante in vetrina. Decisi così di entrare e la commessa, che poi avrei scoperto chiamarsi Serena, mi accolse con entusiasmo e capacità. Ricordo che era sera, non troppo lontano dall’orario di chiusura. Chiesi infatti anche scusa per essermi presentata a quell’ora, ma l’esperta commerciale mi disse di non preoccuparmi, che non c’era alcun problema. Vendere, vendere, vendere. Il motto che inculcano alle commesse, pensai.

Le dichiarai il mio interesse per quel vestito esposto e lei condivise la mia scelta. Forse solo per il prezzo. Ma Benedetta meritava una piccola follia. La donna cominciò a squadrarmi dalla testa ai piedi. Ebbi un attimo di imbarazzo perchè non ero vestita tanto elegantemente quanto lei. E purtroppo non avevo neanche il suo fisico. Non che fossi messa troppo male, ma qualche chilo, alla mia età, era facile da prendere ma molto meno da smaltire.

Indossavo, ricordo bene, un vestito blu fin sotto il ginocchio, piuttosto semplice di fattura. E un paio di sandali. Dopo avermi fatto la “radiografia” la commessa mi disse:

“Credo che quel vestito le possa andare molto bene. Forse ci sarà da fare qualche “ritocchino” per personalizzarlo a lei, ma ci possiamo pensare direttamente noi”

Senza attendere la mia risposta andò in vetrina e prese il vestito. Lo appoggiò al mio corpo per un’anteprima del risultato finale e mi rassicurò:

“Sì, le starà a meraviglia. Le serve per un’occasione speciale?”

“In effetti sì, il matrimonio di una carissima amica”

“Farà un figurone, mi creda. Anche se personalmente non avrei mai fatto una tale pazzia”

“In che senso?”

“No, non mi riferivo al vestito. Ma alla sua amica che ha deciso di sposarsi.” e fece una risata.

“Beh, se è per questo io sono d’accordo con lei”

“Ho imparato a conoscere gli uomini molti anni fa e ho smesso da tempo di cadere nei loro tranelli. Tanto hanno in testa solo un paio di cose: il calcio e…”

“Si ci siamo capite” le feci intendere sorridendole, senza che fosse necessario pronunciasse la seconda parola.

“Vede?” mi disse ancora “tra donne ci si capisce subito al volo” e di nuovo un sorriso. Che contraccambiai volentieri.

“Ma proviamolo questo vestito, che stiamo aspettando? Venga nella cabina…”

Senza di nuovo aspettare risposta cominciò a dirigersi verso la cabina prova, facendomi solo segno di seguirla. Cosa che, ovviamente, feci.

Entrai nella cabina e, come ero solita fare, chiusi la tendina. Mi sfilai velocemente il vestito, rimanendo in mutandine e reggiseno. Non feci in tempo a prendere il vestito che aveva appeso all’apposito gancio che la tendina si aprì di scatto. D’istinto provai a coprirmi. Lei mi sorrise.

“Sono io! Ti vergogni di una donna forse?” e ricominciò a ridere “Volevo solo chiederti se avevi bisogno anche di una borsa e delle scarpe. Insomma degli accessori…”

Le sorrisi come per scusarmi della reazione avuta poco prima e le dissi:

“Cominciamo a vedere se va bene il vestito, poi vediamo il resto”

Lei rimase ancora qualche secondo a squadrarmi dalla testa ai piedi. Cosa che mi mise in imbarazzo. Ma in fondo stava solo facendo il suo dovere, pensai.

“Credo proprio che hai il corpo adatto a questo vestito. Ti valorizzerà molto il seno, visto che lo hai molto bello”

In effetti, nonostante qualche chilo in eccesso, non ero fatta per niente male. Avevo una bella quarta di seno e un bel sedere “morbido”, come ero solita classificarlo io. Se non fosse stato per la “pancetta”, ma tutto non si può avere.

“Girati un attimo che vedo la linea…”

Non sapevo neanche cosa intendesse per “la linea” ma mi girai lo stesso. Lei appoggiò la sua mano sulla mia spalla e cominciò a scendere “disegnando”, con le dita, tutta la mia silhouette. Senza mancare di passare anche sopra il mio sedere, esposto dal perizoma. Provai imbarazzo per quell’attenzione non richiesta, non mi era mai successo prima. Ma devo anche ammettere che fu piacevole sentire le sue dita.

“Sì sì” confermò ancora “so già dove dare qualche “aggiustatina” al vestito per renderlo su misura per te”

Le sorrisi tra l’approvazione e l’imbarazzo.

“Avanti, indossalo adesso” mi esortò.

Presi il vestito e con il suo aiuto lo indossai. Era veramente bello e mi piaceva troppo come mi stava addosso.

“E’ davvero bellissimo” le confessai, quasi pentita per quella palese ammissione che poco mi sarebbe tornata utile al momento di chiedere uno sconto.

“Che ti dicevo?” vedrai che con qualche piccola modifica risulterà fatto apposta per te.

“Credo proprio di si” le confermai.

“Però, mia cara, questo vestito va indossato senza reggiseno!”

In effetti aveva una scollatura importante, questo mi lasciava qualche perplessità.

“Durante la cerimonia potrai mettere un copri spalle, sicuramente. Non puoi entrare in Chiesa troppo scoperta. Ma dopo la cerimonia potrai dare il meglio di te”

“Dici?” le domandai curiosa.

“Fidati di me, guarda..”

Mi tirò su il vestito facendomi capire che dovevo sfilarlo. Cosa che feci.

“Togliti il reggiseno” il suo fu più un ordine che un consiglio.

Feci come disse lei. Mi sganciai il reggiseno e le mie tette uscirono fuori vigorose davanti a lei. Che rimase a fissarle qualche istante.

“Un seno così lo vuoi tenere coperto tesoro?”

Mi imbarazzai, ma gradii il complimento. Che fa sempre piacere, soprattutto se viene da un’altra donna.

“Al limite mettiamo un piccolo sostegno nel vestito in modo che il tuo seno stia così..”

Nel dirlo prese sfacciatamente in mano la mia tetta destra, prendendola da sotto e la sollevò leggermente. Rimasi impietrita.

“Vedi come viene valorizzato così? Guarda…”

Guardai il mio seno tenuto su dalla sua mano. Dovevo ammettere che faceva davvero un bell’effetto. Poi prese in mano anche l’altra tetta, le tirò su insieme e le fece accostare l’una all’altra. Provai dei brividi lungo la schiena, non era mai capitato che una commessa si prendesse tali libertà con il mio corpo.

“Vedi come starebbe nel vestito dopo la modifica? Guardati allo specchio…”

Mi girai verso lo specchio e l’immagine fu forte per me. Vedevo lei davanti a me, con le mie tette nelle sue mani, che delicatamente me le strizzava l’una contro l’altra. Notai, dallo specchio, che le punte dei miei capezzoli erano diventate stranamente più dure. Mi stupii di me stessa. Non poteva essere stato quel contatto con lei. Quella sua confidenza intima. Sebbene non fosse la prima volta che mi succedeva.

Da ragazzina, avrò avuto intorno ai sedici anni, avevo avuto una piccola esperienza con una compagna di liceo. Un pomeriggio che eravamo a casa sua, doveva scegliere un vestito per una festa a cui saremmo andate quella sera. Lei era molto disinvolta a spogliarsi davanti a me. Ricordo che rimase perfino in mutandine. Non aveva molto seno, a dire il vero. E questo le scocciava parecchio. Mentre io avevo già una misura abbondante. E lei me la invidiava. Ricordo che mi volle far provare un suo vestito, perchè diceva che a me, col mio seno, sarebbe stato molto meglio che a lei.

Ero imbarazzata anche allora, ma lei era di quelle decise e quasi mi costrinse a spogliarmi. Rimasi anche io solo con le mutandine e, non so bene come successe, invece che provarci vestiti ci trovammo a baciarci. Era stata lei a prendere l’iniziativa, io l’avevo subita passivamente. E sul momento devo ammettere che non mi dispiacque. Anche perchè ero ancora vergine, mentre lei lo aveva già fatto. Era praticamente la prima volta che subivo delle attenzioni così intime e il mio corpo ne aveva un gran bisogno. Lo dimostrò quando lei baciandomi mi infilò una mano nelle mutandine e mi trovò tutta bagnata. A quel punto mi fece sdraiare sul letto e mi sfilò gli slip. Ero confusa ma davvero tanto eccitata. La lasciai fare. Lei mi aprì le gambe e cominciò a passarmi la lingua sulla vagina. Andai letteralmente fuori di testa. Più tardi mi disse che ero venuta parecchie volte nella sua bocca e che avevo un sapore molto buono. In effetti non mi ero mai pentita di aver provato quell’esperienza.

In quel momento, davanti alla commessa, mi tornò in mente quell’episodio che era finito nel “ripostiglio” della memoria. Adesso che ero di nuovo con le tette in mano a una donna. Come allora.

“Indossalo un’altra volta” mi disse lasciando il mio seno.

Tornai alla realtà.

“Sì, certo…”

Con il vestito addosso ricominciò a toccarmi dappertutto, per farmi capire dove avrebbe modificato il vestito e quale sarebbe stato il risultato finale. Solo che adesso il suo tocco era diventato piacevole. Troppo piacevole per me. Maledizione a quel ricordo di adolescenza.

Mi fece togliere di nuovo il vestito, questa volta mi indicava l’effetto che le modifiche avrebbero avuto sulla valorizzazione del mio fondo schiena.

Mi mise una mano letteralmente sotto al culo per sollevarlo. Solo che il suo dito sfiorò le mie mutandine da sotto e…

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