La sorpresa – Prima parte (promo)

La mia volontà di essere e sentirmi cornuto non la avevo mai nascosta a me stesso. Sono sposato da 10 anni con una donna molto bella, molto più bella di me. Di questo ne ero certo. Considerando anche i 5 anni di fidanzamento sono già 15 anni che stiamo insieme. E tra noi c’è sempre stata una grandissima intimità.

Ci siamo conosciuti quando avevamo entrambi 25 anni e oggi che ne abbiamo 40 possiamo dire di aver passato davvero dei bellissimi anni insieme. Che hanno portato alla gioia più grande, che si chiama Sara. Una splendida figlia di 8 anni dai riccioli lunghi e biondissimi. Bella come sua madre, per fortuna.

Io sono un uomo di successo, un imprenditore che è stato capace di far crescere e poi rilevare una azienda molto importante nel settore farmaceutico. Avevo già una buona posizione lavorativa quando ho conosciuto Sabrina, mia moglie. Lei lavorava come cameriera in un ristorante quando ci siamo visti per la prima volta. Per me fu amore a prima vista.

Certo mi ci volle del tempo per convincerla ad uscire, ma ci riuscii. Sapevo di non essere un ragazzo così affascinante, soprattutto rispetto a lei. Ma sono sempre stato simpatico e conoscendoci abbiamo trovato molti punti di interesse in comune. Che alla fine l’hanno convinta a mettersi con me.

Avevo scoperto che aveva avuto dei ragazzi molto carini prima di me, ma lei diceva di aver trovato in me un ragazzo finalmente serio, con il quale poter costruire qualcosa di importante. Così era nato il fidanzamento e poi il matrimonio. E quindi la nascita della mia principessa bionda.

Dal punto di vista sessuale i rapporti con Sabrina erano sempre andati abbastanza bene. Sebbene lei avesse avuto molte più esperienze di me, ero sempre stato capace di farla stare bene a letto. Almeno così mi ha sempre detto. Ed io ci ho sempre creduto. Non avevo modo di pensare diversamente.

Col passare degli anni la nostra sintonia sessuale era andata sempre migliorando, arrivando a raggiungere una intimità sempre più forte.

Sabrina oggi è una splendida quarantenne, bionda, con una ottima quarta di seno, un sedere bello sodo  e con un fisico invidiabile per la sua età. Perfino per le ventenni.

Io non mi sono mantenuto altrettanto bene, la passione per la cucina ha fatto lievitare la mia pancia e la sedentarietà del lavoro non mi ha certo aiutato a smaltirla. Lei invece ama tenersi in forma, va in palestra e appena può a correre. Ama correre ascoltando buona musica.

La sedentarietà a cui sono sottoposto, poi, ha avuto anche qualche effetto negativo sulle mie prestazioni sessuali. Con qualche performance non proprio all’altezza, diciamo. Se aggiungiamo il fatto che non sono mai stato così tanto dotato, ecco il motivo per cui con Sabrina abbiamo deciso di prendere un “aiutino”. Un vibratore che avevo scelto personalmente e che le avevo regalato per un nostro anniversario. Lo avevo scelto appositamente non troppo grande, perchè avevo paura di subire altrimenti delle umiliazioni nel sentirla godere con quel giocattolo.

Inizialmente era perplessa sul suo utilizzo, ma col passare del tempo era lei che me lo chiedeva sempre più spesso. In questa maniera potevamo fantasticare, nella foga del rapporto, fino ad immaginare un altro uomo a letto con noi. Erano solo fantasie, ma mi resi conto che mi eccitavano sempre di più.

Io la provocavo apposta, mentre la scopavo le infilavo il cazzo di gomma in bocca e lei aveva imparato a succhiarlo davanti a me come una troia. Immaginando di spompinare un altro uomo mentre io la scopavo.

Era diventata sempre più disinibita in questo gioco, tanto che una volta fu lei a farmi la prima sorpresa.

Una sera, mentre eravamo a letto, invece di chiedermi di prendere il cazzo di gomma che conservavo personalmente nel mio armadio, fu lei ad alzarsi dal letto e ad andare verso il suo armadio. Tirò fuori una confezione di plastica e con mio grande stupore vidi che conteneva un altro cazzo di gomma, di una misura decisamente più grande della precedente. E per giunta, nero!

“Guarda amore, l’ho comprato oggi, che ne dici di cambiare un po’?”

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